12/04/2018

L'esploratore invernale - (Autoritratto inconsapevole)

Roberto Carnevali - Winter explorer - Esploratore invernale - Portrait - Ritratto


Le situazioni della vita sono spesso imprevedibili, e la nascita di alcune immagini non è da meno.

Non ho mai pubblicato una fotografia in cui io sono il soggetto: questa è la prima, e probabilmente sarà anche l'ultima che proporrò. In quest'epoca di sovraesposizione da selfie personalmente mi ci ritrovo poco...

Come molti fotografi, a chi è abituato a stare dietro la macchina da ripresa, non provo il desiderio di essere fotografato. Mi risulta difficile "riconoscermi" in uno scatto, trovare che questo mi rappresenti: ed è una cosa facile da capire se sei tu che di solito hai il difficile compito di ritrarre gli altri.

Questa fotografia è nata per caso, per un errore tutto sommato grossolano, e a seguito di una serie di imprevisti davvero particolari: eppure è la fotografia che mi rappresenta meglio che io ricordi. Se volete farvi due risate potete continuare a leggere...

Ero in montagna giusto un paio di mesi fa, in uno di quei giorni dal meteo fantastico dopo una settimana di nevicate costanti. Tanta neve "vergine" a terra, sole, freddo pungente e nessuno in vista: si può chiedere di meglio?

Ah già, avevo un incarico da portare a termine, un servizio esplorativo da realizzare per una nota rivista, ora ricordo. Per questo avevo uno zaino sulle spalle pieno di ottiche, batterie, reflex, accessori e poco altro: diciamo circa 15 Kg.

Ciaspole ai piedi mando un messaggio prima di partire a mia moglie per dirle: " tutto ok, parto ora, stai tranquilla" come faccio sempre prima che il telefono più in alto non abbia più copertura. Mi avvio in salita attraverso boschi, radure, qualche crinale: il tempo è perfetto, il cielo è blu e il sole generoso... la natura ha voglia di farsi fotografare oggi.

Poi improvvisamente un rumore sordo nella reflex mentre scatto mi annuncia qualcosa di sinistro. Non funziona più nulla e la macchina sembra spenta: penso che la batteria sia andata in crisi per il fretto, ma ne ho altre 3 cariche nello zaino e quindi... niente da fare. Le provo tutte, ma proprio tutte per resuscitare il corpo reflex: l'unico portato quel giorno per far spazio ad un altro obiettivo nello zaino.

Ma è tutto inutile, scoprirò nei giorni seguenti che l'elettronica del corpo macchina è saltato e che solo la sostituzione completa avrebbe risolto il problema. In quel momento ho tutto doppio o triplo con me per scongiurare momenti come questo: schede, batterie, ottiche... tranne il corpo reflex, di quello oggi ne ho uno solo, quello che ho in mano e che non da segni di vita...

Penso alla sfiga, alla sfortuna di come proprio oggi, proprio con un meteo perfetto, proprio dopo tanta fatica le foto non le potrò fare... e capisco subito che la sfortuna non esiste. Sono stato poco previdente, perché una sola reflex? Me la posso prendere solo con me stesso e con il mio ottimismo nell'attrezzatura professionale: perché non avrebbe potuto rompersi proprio in questo momento?

Sono arrabbiato, un po' frustrato, sicuramente stanco per aver portato inutilmente in alto uno zaino pesante che ora è solo una zavorra. Insomma per un attimo mi sfiora l'idea di una giornata sprecata: l'occasione invece lo è stata sicuramente.

Ma poi penso che a condurmi qui sono state le mie passioni per la montagna e la fotografia: insieme mi spingono ad andare ad "esplorare" spazi, luoghi e situazioni che altrimenti non conoscerei mai. Penso che ho la fortuna di godere di buona salute, di potermi allenare al meglio, e di arrivare con le mie forze nei luoghi che desidero conoscere. Mi guardo attorno e la natura è meravigliosa, ne posso godere anche senza poter scattare le fotografie che avevo pianificato: per quelle tornerò...

Ora ne sono certo, non è stata una giornata sprecata e il mancare un obiettivo è sempre, oltre all'incavolatura del momento, motivo di crescita. Tiro fuori lo smartphone, faccio qualche scatto al panorama, agli scorci: qualche appunto visivo per ricordarmi cosa fotografare quando ritornerò.

La neve attorno a me è così abbagliante e la luminosità dello schermo del telefono in pieno sole così inadeguata, che scatto senza vedere nulla di quello che riprendo.

Ad un certo punto mi fermo, mi raggomitolo su me stesso e creando una zona d'ombra con il corpo rieco a sbirciare qualcosa degli scatti e penso: "che coglione, hai attivato la fotocamera frontale per sbaglio con i guanti, così invece che il paesaggio sei finito tu nelle foto". Correggo l'impostazione e faccio gli scatti desiderati.

Questo mio autoritratto, in cui mi "riconosco" così tanto, è il terzo scatto di cinque di questa sequenza sbagliata fatta con la fotocamera più scarsa di uno smartphone da poco, quando nello zaino avevo un corredo professionale intero.

Questo sono io: un mix. di determinazione, arrabbiatura, voglia di scoprire, meraviglia e ricerca del silenzio, nel mio autoritratto inconsapevole.













Pubblicata dal 12/04/2018