Corso Interattivo di Fotografia Digitale

3° Lezione - Punto di ripresa e scelta dell’inquadratura: dominate e date carattere alla scena

 

Il Punto di Ripresa


Il punto di ripresa di un'immagine riveste un'importanza centrale nella riuscita di una fotografia, svelando a chi osserva le intenzoni dell'autore. Sono convinto che invece si dedichi poca attenzione a questo aspetto: del resto siamo stati già attenti ad avere una buona composizione, abbiamo il soggetto nel mirino e scattiamo...

Per convincervi dell'importanza del punto di ripresa, farò ricorso ancora una volta alle arti classiche, scomodando la pittura. Vi sarà capitato di entrare in una pinacoteca e tra le varie tele ammirare qualche bel ritratto fatto ad un ricco committente, una delle rappresentazioni più frequenti di sempre. Vi invito a far caso a quale "punto di ripresa" sia stato adottato: nella quasi totalità dei casi si tratterà di una visione dal basso.

Se osservate un'altra classica rappresentazione, quella del committente in primo piano con i suoi possedimenti sulla sfondo, noterete come i possedimenti siano delineati con un punto di vista che dall'alto guarda verso il basso. E' interessante notare come queste scelte non siano personali, ma condivise da artisti con stili molto differenti, in epoche tra loro lontane.

Vi propongo un solo esempio che condensa i due aspetti a cui ho appena accennato. Ecco i ritratti del dittico di Piero della Francesca (1420-1492) che ritraggono Battista Sforza e Federico da Montefeltro, dipinto tra il 1465 e 1470, e attualmente conservato alla galleria degli Uffizi a Firenze.(cliccate sulle miniature per vedere le immagini ingrandite).

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C'è un significato preciso dietro alla scelta del punto di ripresa, che si tratti di un pittore, un fotografo o un regista. Questo determina il grado di relazione che c'è tra spettatore e scena, ed è percepito ed elaborato con naturalezza dai nostri sensi, secondo quelle che da secoli sono le convenzioni sociali che si sono radicate nella nostra cultura. Dopo questa introduzione, vorrei mostrarvi quelle che sono le scelte più comuni e ciò che esse implicano.



Dal basso verso l'alto
Se ci poniano nell'ambito della natura, guardare dal basso verso l'altro può rivelarsi un gesto scontato. Quando siamo ai piedi della montagna dobbiamo alzare lo sguardo per vederne la vetta, o alziamo lo sguardo per scorgere la sommità di una torre in città, guardiamo verso l'alto di notte per goderci un cielo stellato. Ma se pensiamo a cosa significa guardare dal basso verso l'alto un altro uomo, ecco che tutto ci è immediatamente più chiaro. L'oratore nella piazza parla da un palco rialzato, così la band che effettua un concerto, il professore che tiene una lezione universitaria dalla sua cattedra, il genitore altero che rimprovera il figlio piccolo senza chinarsi a parlare con lui, ecc... Tutti coloro che si pongono in alto, costringono gli altri a guardarli dal basso: è una banalità ma il gioco è tutto qui. Guardare dal basso verso l'alto per la nostra cultura significa riconoscere importanza, autorità, potere, dignità, supremazia.

Vi propongo questo esercizio: andate a cercare su una rivista di moda, su un settimanale illustrato, sui siti internet, come sono state realizzate le immagini di personaggi famosi, soprattutto politici. Spesso, per non dire praticamente sempre, sono ripresi leggermente dal basso: basta poco per dare importanza alla persona. Prendete il riferimento del loro sguardo e vedrete che è sempre un filo sopra al vostro: sarà solo un caso? Ovviamente più è accentuato l'angolo di ripresa, più la sensazione di importanza aumenta, potendo sconfinare anche in una feroce caricatura.

Bene ora sapete che se volete dare importanza ad una persona, travalicando un rapporto alla pari, allora la dovete inquadrare leggermente dal basso. E questo vale anche per gli oggetti, di qualsiasi dimensione e natura. Viene usata come tecnica anche nello still life, nella fotografia di paesaggio per regalare maestosità ad una montagna, nella fotografia architettonica, ecc...

Di seguito alcune immagini esemplificative, cliccate sulle miniature per vederle ingrandite.

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Neutro
Con un punto di ripresa che possiamo chiamare Neutro viene indicato quello che normalmente vediamo guardandoci attorno. Se rapportiamo questo concetto ad un paesaggio per esempio, vuol dire che vedremo le montagne che si elevano come rilievi, gli avvallamenti come luoghi più bassi, ma senza nessuna accentuazione particolare. Se utilizziamo un punto di ripresa neutro nel riprendere le persone, vuol dire che ci poniano, e di conseguenza poniamo l'osservatore allo stesso livello, alla pari con il soggetto. Quando ad esempio vogliamo parlare ad un bambino in tono confidenziale, ci chiniamo e lo facciamo guardandolo negli occhi: perché mai non dovremmo fare la stessa cosa fotografandolo? Questo mettersi sullo stesso piano con un punto di ripresa neutro, ci dà la possibilità di raccontare storie e persone in modo diretto, intimo e coinvolgente. E' quindi la scelta generalmente più indicata per fotografare persone che ci sono care, i nostri figli, familiari e gli amici.

Vorrei sottolineare una cosa. Il fatto che il punto di ripresa sia Neutro rispetto al soggetto, non vuol dire potrare il soggetto al nostro livello, ma spostare noi stessi e il nostro sguardo al suo livello. Per fare questo dobbiamo muoverci, spostarci, chinarci, salire su una sedia, ecc... La ricerca del miglior punto di ripresa è sempre un'azione dinamica che coinvolge il fotografo prima ancora che il soggetto.

Di seguito alcune immagini esemplificative, cliccate sulle miniature per vederle ingrandite.

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Dall'alto verso il basso
Ormai abbiamo capito il meccanismo di quella che viene chiamata dialettica superiore o inferiore dell'immagine. Scelgliere un punto di ripresa che dall'alto inquadri verso il basso generalmente viene utilizzato per alcuni ambiti ben precisi. Se si tratta di rappresentare una persona, il fatto di riprenderla dall'alto indica in essa uno stato di soggezione rispetto allo spettatore. Esempi sono quelli del bambino nei confronti dell'adulto, quelli di un sottoposto nei confronti del suo superiore. Ma la ripresa dall'alto può sottendere anche qualcosa di molto più forte, soprattutto con forti angolazioni di ripresa: il guidizio e la condanna: sia per quanto riguarda una persona ma più generalmente riferita ad un'azione.

Non sempre però la ripresa dall'alto ricade in questi due ambiti: può anche essere utilizzata per raccontare meglio un luogo, un insieme di persone in uno spazio. Non è forse quello che facciamo naturalmente quando abbiano tanta gente attorno per poter osservare ciò che ci circonda? Salire più in alto per osservare e mostrare la scena ha il pregio di descrivere in modo migliore e più esatto una situazione complessa: ma al tempo stesso ne "raffredda" il coinvolgimento, tirando fuori lo spettatore dalla scena e creando distacco da quanto mostrato.

Di seguito alcune immagini esemplificative, cliccate sulle miniature per vederle ingrandite.

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Scelta dell'inquadratura


La scelta dell'inquadratura è un aspetto ben conosciuto in fotografia da tutti, perché senza questa operazione non si scatta una fotografia. Cosa voglia dire guardare nel mirino della reflex o nel monitor di una compatta e decidere cosa includere nella fotografia, e cosa invece escludere e lasciare fuori, è un concetto chiaro. Allo stesso modo è possibile decidere se è meglio inquadrare verticalmente od orizzontalmente il soggetto, oppure usare un'inquadratura obliqua.

Deciso il soggetto, scelti gli eventuali elementi comprimari da includere nell'immagine e lo sfondo, scelto anche il punto di ripresa, non resta che inquadrare e scattare la fotografia. Ma è chiaro che gli elementi scelti non sono coordinate assolute affinché chiunque le possieda riesca a scattare una buona fotografia: perché ancora manca l'azione che le condensa tutte quante e le rende concrete. Ecco allora che inquadrare una scena assume un significato che è ben superiore a quello comune, e credo che nessuno lo abbia spiegato meglio del fotografo Luigi Ghirri in "Lezioni di Fotografia":

"La scelta dell’inquadratura è un lavoro profondo sul sistema di rappresentazione, sulla scoperta di una realtà che è presente all’interno della realtà."

Bisogna abituarsi a pensare la scelta dell'inquadratura come alla parzializzazione più utile della realtà per comunicare quanto desideriamo. Quando accostiamo l'occhio al mirino di una fotocamera non avviene forse questo? Attraverso di esso, allargando o stringendo l'inquadratura arriviamo a scegliere la migliore, ovvero la più adatta per la nostra immagine. Ecco di seguito alcuni suggerimenti che ci possono aiutare facendo una scelta ponderata.

La scelta tra inquadratura verticale od orizzontale dovrebbe essere guidata soprattutto dalla normale disposizione degli elementi. Se essi hanno uno sviluppo verticale (alberi, palazzi, montagne, ecc...) anche l'inquadratura dovrebbe essere dello stesso tipo, con uno sviluppo orizzontale (mare, pianure, paesaggi, piazze, ecc...) anche l'inquadratura dovrebbe esserlo. Ovviamente questo è un principio generico, e come ogni buona linea guida a volte infrangerla porta a risultati interessanti.

L'altro aspetto che va sempre considerato nella ricerca dell'inquadratura migliore, è il giusto rapporto tra gli elementi della scena. Bilanciare i soggetti, non sovrapporre gli elementi, cercare il giusto equilibrio tra pieno e vuoto, tra soggetti e spazio. Tutto questo sempre nel rispetto della nostra idea iniziale, di quello che vogliamo la fotografia suggerisca. E' facile accorgersi allora che bastano piccole variazioni di inquadratura per decretare la riuscita o meno di una fotografia: in questo davvero Ghirri aveva ragione sostenedo che la scelta dell'inquadratura è un lavoro profondo sulla parzializzaizone della realtà che ci circonda, per estrarre dal tutto la nostra realtà.

Di seguito alcune immagini esemplificative, cliccate sulle miniature per vederle ingrandite.

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