Corso Interattivo di Fotografia Digitale

4° Lezione - Tempi, diaframmi ed esposizione: come influenzano l’immagine

 

L'Esposizione


Dopo tutte le scelte e le accortezze prese in considerazione nelle lezioni precedenti, è giunto il momento di realizzare praticamente la fotografia. Ovvero prendiamo la macchina fotografica, inquadriamo, e premiamo il pulsante di scatto. La funzione principale che svolge l'apparecchio fotografico è di catturare la luce di quanto abbiamo inquadrato, e di convogliarla sul supporto di registrazione della stessa. Fino a qualche anno fa avremmo parlato esclusivamente della pellicola, mentre ormai il supporto più comune è il sensore della fotocamera. Ma nella sostanza per quanto riguarda il fare fotografia, nulla è cambiato per quanto ci interessa approfondire.

Appena osserviamo la foto realizzata, magari sul monitor della fotocamera o sullo schermo di un pc una volta giunti a casa, valutiamo se la fotografia è riuscita o meno in funzione della sua corretta esposizione. Potremmo tradurre in un linguaggio più naturale le esposizioni sbagliate nelle seguenti due categorie. Fotografie sottoesposte: ovvero le immagini scure, dove il soggetto è poco visibile per la poca luce che è arrivata ad impressionare il nostro supporto. Fotografie sovraesposte: le immagini troppo chiare, dove il soggetto è talmente luminoso da risultare "bruciato", dove alcune zone della fotografia risultano completamente prive di dettaglio. In genere le immagini di queste due categorie vengono scartate immediatamente perché non sono riuscite. Le immagini che hanno invece ottenuto una giusta esposizione del soggetto, sono quelle potenzialmente interessanti, almeno sotto l'aspetto prettamente tecnico.

Di seguito trovate la stessa semplice immagine di un piccione, prima sottesposta, poi correttamente esposta, e da ultima sovraesposta. Cliccate sulle miniature per vederle ingrandite.

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Per capire come sia possibile che ciò accada, vediamo un attimo cosa succede quando noi premiamo il pulsante di scatto in una comune macchina fotografica automatica. La prima cosa che l'apparecchio effettua è la misurazione della luminosità della scena inquadrata, attraverso l'esposimetro interno. Ora senza scendere in tecnicismi eccessivi, ci basti sapere che esso è composto da un piccolo circuito elettronico che riesce a misurare quanta luce arriva all'obiettivo della nostra fotocamera. L'apparecchio sa anche quanta luce serve, ovvero bisognerà far arrivare sul sensore, per ottenere la giusta esposizione, e quindi una fotografia ben leggibile e giustamente illuminata. Il calcolo effettuato dall'esposimetro si esaurisce in un istante e da noi non è nemmeno percepibile: a quel punto viene aperto l'otturatore e lasciata passare la luce. L'otturatore non è nient'altro che una barriera impermeabile alla luce, che si apre ad inizio dell'esposizione, e si richiude per terminarla. Nell'intervallo di tempo in cui l'otturatore è aperto la luce è libera di raggiungere il sensore e di impressionarlo. Ora in funzione del tempo in cui lascia entrare la luce, e della dimensione del foro da cui essa entra, l'esposimetro determina la giusta quantità di luce da accogliere. Il tempo di apertura dell'otturatore coincide con il tempo di esposizione, e la dimensione del foro da cui entra la luce è gestita dal diaframma: sono i due parametri che insieme determinano la quantità di luce.

C'è un esempio ormai storico che si fa in fotografia per spiegare tutto questo con la massima semplicità, credo valga la pena farvi riferimento. Immaginate di dover riempire la vostra vasca da bagno: sapete che dovete mettere la giusta quantità d'acqua per un buon bagno. Potete aprire il rubinetto dell'acqua alla sua massima portata e riempire la vasca in poco tempo. Oppure potete aprire poco il rubinetto e lasciarlo aperto per un tempo maggiore, ma se lo chiudete al momento giusto ottenete la stessa quantità d'acqua nella vasca. Oppure potete usare tutte le combinazioni intermedie che desiderate, ma se interrompete il riempimento sempre allo stesso livello, avrete ottenuto lo stesso risultato. Lo stesso avviene nella fotografia: paragonato il livello dell'acqua desiderato alla giusta esposizione, il tempo in cui lasciate aperto il rubinetto al tempo d'esposizione, la grandezza dell'apertura del rubinetto al diaframma utilizzato. Così ora sapete che fare una bagno caldo ha notevoli affinità con lo scattare una fotografia.

L'esposimetro automatico che è presente nelle macchine fotografiche fornisce ottimi risultati quando inquadriamo scene illuminate dalla luce naturale del sole, e con elementi illuminati in modo omogeneo. In condizioni di luce come queste, otterrete sempre buone esposizioni senza nessuna fatica. Questo perché se non impostiamo nulla di particolare sulla macchina fotografica, l'esposimetro valuta la luce media di tutta l'inquadratura: se essa è abbastanza omogenea, la valutazione media andrà bene per tutti i soggetti. Tipicamente questo settaggio dell'esposimetro si chiama Matrix. Se invece fotografiamo in situazioni di luce più varia, ad esempio con il soggetto in controluce, o abbiamo una superficie molto estesa e riflettente nella scena (come la neve d'inverno o il sole basso del tramonto sul mare), allora l'esposimetro potrebbe risultarne "ingannato". Infatti valutando tutta la scena, troverà aree luminosissime, e aree molto scure, e non potendo comprendere quale sia il soggetto, farà una media della luce e sceglierà un'esposizione che non sarà soddisfacente. In tutti questi casi è consigliabile utilizzare la misurazione dell'esposizione di tipo Spot, essa farà sì che l'esposimetro misuri la luce solo nel punto che interessa a noi. Effettuando la misurazione della luce sull'elemento che desideriamo venga ben esposto (ad esempio il volto in ombra nella fotografia in controluce), otterremo un'esposizione corretta a dispetto di una situazione di luce complessa.

Sebbene combinazioni anche molto diverse della coppia tempo - diaframma portino tutte alla stessa esposizione, e quindi ad avere la stessa quantità di luce nella fotografia, valori differenti influenzano in modo radicale la realtà in essa rappresentata. Ad esempio se scegliamo di utilizzare diaframmi molto chiusi (ovvero un foro piccolo in cui far passare la luce), ci servirà un tempo di esposizione lungo per compensarlo. La conseguenza di un tempo lungo potrebbe essere quella di non riuscire a bloccare il movimento di un soggetto nella scena. Così un diaframma molto chiuso porterà ad avere molti elementi a fuoco e non solo il soggetto, ma potrebbe contrastare con il nostro desiderio di realizzare un primo piano a nostro figlio...

E' quindi importante capire, e lo faremo di seguito parlando di tempi e diaframmi, come essi influenzino l'immagine che andiamo a riprendere. Sapendo così scegliere di volta in volta la coppia tempo - diaframma più opportuna per il tipo di fotografia che stiamo realizzando.

Per ora è tutto, lunedì prossimo verrà pubblicata la seconda parte della lezione, analizzando nel dettaglio tempi e diaframmi.