PX3 - PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE
PARIS 2026
NATURE / PANORAMIC
Il 25 settembre 2026 sono stati annunciati i vincitori del prestigioso concorso annuale di fotografia organizzato da PX3 - PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS.
Creato nel 2007 questo concorso internazionale è divenuto uno dei più ambiti e prestigiosi concorsi di fotografia europei, riferimento per fotografi professionisti e non di tutto il mondo.
Ho saputo di essere uno dei vincitori del concorso: la fotografia con cui ho partecipato nella categoria Nature / Panoramic ha ricevuto il primo premio GOLD.
PX3 PRIX DE LA PHOTOGRAPHIE PARIS 2026 - Winner - Nature / Panoramic - Roberto Carnevali - GOLD

LA FOTOGRAFIA
Prima dell'alba di una giornata estiva sono salito sulla vetta del monte Gabler a 2.576 m. Si tratta della cima più alta del gruppo della Plose in Alto Adige che sorge nel territorio di Bressanone (BZ). Ho raggiunto la vetta camminando nel buio alla sola luce della lampada frontale, quando tutto attorno non si poteva distinguere ancora nulla. Dalla vetta del monte Gabler ho ripreso il gruppo delle Odle nelle Dolomiti prima dell'alba, all'arrivo dei primi bagliori di luce. Le vette spiccavano come fossero parte di una grande scogliera su una costa oceanica con il mare in tempesta. Ho avuto la fortuna di trovare condizioni meteo perfette che mi hanno permesso di realizzare questa fotografia, cercando di rendere giustizia alla meravigliosa bellezza naturale della Dolomiti. È davvero difficile cercare di condensare in una sola immagine la bellezza travolgente della Natura quando da il meglio di se: qualche volta, raramente, ci si va vicino.
UNA BELLEZZA DA COMUNICARE
La fotografia di montagna è il compendio di ciò che mi appassiona maggiormente: la montagna e la fotografia. Penso sia realmente impossibile poter far capire cosa si prova a chi non ha mai provato a raggiungere una cima prima dell'alba, per gustarsi i primi bagliori di un nuovo giorno balenare dall'orizzonte . Sì perché il piacere di quello che si vede in cima è amplificato dalla fatica che hai fatto per arrivarci, dal timore che provi nel muoverti nel buio in un ambiente immenso, dal sudore che da caldo diventa un gelido brivido quando la il freddo della quota ti accarezzano la schiena. Tutto questo viaggio che fai per arrivare al punto in cui scatterai la fotografia è una cosa solo tua, personale, intima, che non puoi raccontare con nessuna immagine. Così quando arrivo in vetta e appoggiato lo zaino a terra e mi guardo attorno, mi sento soprattutto grato di poterlo fare. Grato per avere la forza di salire, la voglia di provarci, la curiosità soprattutto che mi fa superare un milione di buoni motivi per restare a letto la mattina.
E quella gratitudine che provo in questi momenti non è descrivibile, sento vicino a me le persone con cui ho iniziato ad andare in montagna, che mi hanno fatto mano a mano appassionare a questi ambienti. Le persone che ho amato e non sono più con me qui mi sono di nuovo vicine, le sento presenti come in nessun altro luogo. E questa gioia che mi inonda alza il livello della mia sensibilità e mi rende attento a cogliere quello che altrimenti mi sfugge.
Sebbene sia impossibile racchiudere tutto questo in una fotografia, posso provare a imprigionare in uno scatto alcune emozioni per condividerle con gli altri. E quando questo riesce è davvero una grande soddisfazione, poter comunicare la bellezza di certi ambienti e al contempo la loro grande fragilità. Spero di poter dare il mio contributo, per fare in modo che aumenti sempre più la consapevolezza con cui si affrontano e si rispettano certi ambienti . Altrimenti di tutta questa fugace bellezza non rimarrà più nulla né per noi né per i nostri figli.
GOLD
Ricevere il riconoscimento più importante, GOLD, è davvero per me una conferma di come sia possibile fare buona fotografia nel puro rispetto dell'ambiente e della fotografia. In quest'epoca di gente che si fa portare ovunque con un elicottero per evitare la fatica o l'incapacità di arrivare in un luogo, dove le fotografie hanno cieli rimpiazzati e luci create in post produzione e non si ha timore di chiamarle ugualmente foto di paesaggio, ecco, vorrei dire che una fotografia "by fair means" è ancora possibile.


