15/08/2020

Roccia, nuvole e mistero

Roccia, nuvole e mistero - Montagne friulane - Bianco e nero - Roberto Carnevali

Una brutta giornata in montagna, metereologicamente parlando, pu˛ rivelarsi una grande occasione.

Certo magari guardi fuori al mattino dalla tua tana, sia che si tratti di una tenda che di una stanza d'albergo e vedi che piove a dirotto: meglio cambiare programmi e rimandare.

Ma puoi anche sentire che Ŕ la giornata giusta per andare a scoprire qualcosa di nuovo, e parti sapendo giÓ che l'obiettivo non Ŕ la cima o la destinazione che avresti desiderato, ma il trovare qualcosa lungo il cammino.

Ci sono giorni in cui nessuno pu˛ trattenerti dal fare un incontro speciale, e forse non puoi fare nulla nemmeno per evitarlo. L'importante Ŕ tenere i sensi ben accesi, e andare fin dove si pu˛ senza andare a rischiare nulla di pi¨ di quanto sia necessario fare.

Dieci giorni fa' ho vissuto una di queste giornate, sono partito con la pioggia dal fondo del Val Saisera e ho iniziato a salire per sentieri rocciosi che man mano divenivano sempre pi¨ scivolosi. Il meteo non mi lasciava nessuna speranza, il tempo si chiudeva sempre pi¨ e la pioggia aumentava.

Sono salito con un grande zaino sulle spalle fino quasi alla vetta dell Jof di Somdogna. Alla forte pioggia si Ŕ aggiunto il vento e le nuvole sempre pi¨ basse: ho deciso che ero salito abbastanza e mi sono fermato stando ben vicino alla parete.

Davanti a me, anzi tutto attorno, la Catena J˘f FuÔrt-Montasio mi offre una conca maestosa di pareti di roccia, costellate da cime aguzze in un ambiente ancora selvaggio. Stando fermo dove sono e con nessun'altra presenza nelle vicinanze, dopo un poco perdo il senso di dove sono e mi pare di essere lontanissimo dalla civiltÓ.

Pian piano mi sembra che quello che vedo con gli occhi non riguardi pi¨ l'esterno ma lo spazio che Ŕ dentro di me. Ci sono rocce taglienti che posso vedere bene: come alcune mie certezze mi sembra che posso partire da quelle ad esplorare quell'ambiente. In alto un cappello di nuvole nere, minacciose e opprimenti che non hanno nessuna intenzione di andarsene: ci sono zone in cui non oso nemmeno immaginare di guardare dentro di me, perché forse ho paura di vedere cosa possano riservarmi.

Poi per˛ c'Ŕ un piccolo squarcio nella roccia da cui filtra un po' di luce, ecco che subito la mente inizia ad immaginare cosa ci sarÓ oltre quel varco e si insinua la voglia di andare a vedere: quanto Ŕ bello ed emozionante il mistero, quella possibilitÓ che sta nel mezzo tra possibile ed impossibile.

Resto un paio d'ore a fantasticare davanti a quel paesaggio che muta frustato dal vento e dalla pioggia: torno a valle bagnato ma felice. E' strana la gente che ama la montagna...

  
 
Pubblicata dal 15/08/2020